India New Delhi

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Il 1 novembre, all’Istituto Italiano di Cultura di Nuova Delhi, ha aperto una mostra di opere di Giulia Birindelli con la colonna sonora di Elena somarè Il progetto consiste nell’abbinamento di due eventi: una mostra di opere figurative di Giulia Birindelli e un concerto inaugurale di Elena Somaré per fischio melodico e pianoforte. Questo suono particolarissimo, la voce fischiante di Elena, accompagnerà le opere di Giulia, durante il periodo della mostra, a complemento musicale. Il titolo “Gentili Eversive” allude al lavoro delle donne e al fatto che ogni loro affermazione, anche nel campo delle arti, anche nelle forme più armoniose e “gentili”, sottende in realtà una rivoluzione rispetto al passato. Le opere di Giulia Birindelli sono, tele di medie e grandi dimensioni “dipinte attraverso il cucito” L’inaugurazione sarà un evento musicale in cui la Somaré proporrà il suo repertorio per fischio e pianoforte. Durante la mostra, nel silenzio che verrà richiesto agli spettatori, verrà diffusa la musica per solo fischio melodico, registrata appositamente da Elena con una scelta di brani collegati all’espressione artistica della Birindelli in modo da rendere la visita una vera e propria esperienza immersiva. Elena e Giulia sono due artiste molto diverse, ma c’è un filo segreto che collega i loro mondi: malgrado il loro aspetto e i loro modi sorridenti e gentili, questo filo si chiama “Ribellione”. Elena fischia, accompagnata da bravissimi musicisti si esibisce in giro per il mondo, da New York a Seul a Vienna, ad Abu Dhabi ma anche per strada, com’è successo a Piazza Navona per la Festa della Musica. Giulia più schiva, nella sua casa a Milano, circondata da un arcobaleno di rocchetti di filo, ricama grandi tele, che poi diventano galassie di colore da appendere alle pareti, con la stessa silenziosa e antica pazienza delle merlettaie d’una volta. Eppure i lavori di Giulia Birindelli, apparentemente meticolosi e pacati, hanno quasi tutti un elemento comune: lo strappo, il buco, una lacerazione. “Di solito l’ago serve per rammendare”, racconta Giulia, “Io invece lo uso per bucare, tagliare, strappare. Faccio buchi e squarci anche per evocare testi, parole, qualcosa di scritto. E allora la questione si fa più complicata: la parola diventa feritoia, ferita. Forse è questo il punto: fare della ferita una feritoia, dello strappo un spiraglio. Se non c’è ferita, o riconoscimento della ferita, se c’è omogeneità, uniformità, allora c’è claustrofobia”. Cosi nelle opere di Giulia il ricamo, simbolo di un ruolo femminile tradizionale, subalterno, segregato, tende esprimere al contrario l’apertura di un varco, l’uscita da una prigione. Anche il fischio melodico della Somaré, così dolce da ascoltare, esprime al fondo una ribellione alle regole. “Me lo ha spiegato un artista Africano”, racconta Elena. “Ero ospite di Flaminia Cerasi, una collezionista d’arte, che aveva dato un festa in onore degli artisti chiamati dal Maxxi di Roma per la grande mostra African Metropolis. Qualcuno ha parlato del mio talento e loro hanno chiesto con estrema gentilezza una piccola dimostrazione. Alle fine lui si è alzato per abbracciarmi e mi ha detto: “Lo sai che stai facendo una cosa eversiva?” Sì, perché fischiare, in varie parti del mondo, in epoche oscure, era proibito alle donne. Poteva costare la vita. Qualcosa di quell’oscurità rimane ancora oggi e l’artista africano, di cui purtroppo non ricordo il nome, me lo ha ricordato”. Così scopriamo che sotto il lavoro mite della ricamatrice, nelle pieghe dell’inconscio, c’è una ribellione, una donna “armata” di aghi che incide sulla tela il suo racconto. E dietro al suono dolcissimo della fischiatrice melodica si nasconde l’artista “sovversiva”, considerata un pericolo per gli antichi equilibri che ancora oggi, in alcune parti del mondo, regolano i rapporti tra il maschile e il femminile.